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Omelia nell'Ordinazione Presbiterale di don Vincenzo Rubino e don Antonio Sternativo

Oria, 19 dicembre 2020 - Chiesa di S. Giovanni Paolo II

Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti?... Il Signore ti annuncia che farà a te una casa” (2Sam 7, 5b. 11b).

Queste parole, che abbiamo ascoltato nella prima lettura, esprimono la meraviglia di Dio nei confronti di Davide, il grande Re di Israele, per un’idea che questi aveva avuto quale atteggiamento di rispetto e di riconoscenza nei confronti di Dio: costruirGli una casa perché potesse avere un luogo stabile dove stare con gli uomini, dal momento che proprio il Re, con il sostegno e la protezione di Dio, aveva potuto costruirsi una casa comoda in cui vivere protetto. Dio si meraviglia non per l’atteggiamento di riconoscenza e di rispetto di Davide ma perché questa proposta del Re rivela un progetto, che vorrei definire politico umano, a cui Davide voleva dare sacralità, voleva avere la consacrazione da parte di Dio. E Dio, nel mentre fa la promessa che sarà Lui a dare una casa a Davide, manifesta una grande verità che ritroveremo nel Vangelo dell’Annunciazione: ogni progetto di redenzione e di costruzione del Regno non potrà mai avere l’uomo come principio ideatore, come punto di partenza. In altre parole, l’uomo non potrà mai progettare la salvezza e chiedere a Dio di benedirla, quasi di renderla sacra perché, dopo il peccato, l’umanità non è più in grado di risollevarsi da sé; ha bisogno di un Salvatore, necessita di un progetto di redenzione e di salvezza che provenga da un cuore non inquinato, da una volontà di grazia che sia gratuita, cioè che si manifesti come dono. […]

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Omelia del vescovo Vincenzo nel X anniversario di ordinazione episcopale

Oria, 21 novembre 2020 - Chiesa di S. Giovanni Paolo II

 “Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, …” (Is 61, 1a).

            Questa celebrazione giubilare del X anniversario della mia ordinazione episcopale, avvenuta l’8 aprile 2010, tanto desiderato, voluto e organizzato dal Collegio dei Consultori nonostante il terribile tempo che stiamo vivendo a causa della pandemia da Covid-19, poteva essere un’occasione per redigere una sorta di resoconto di questi anni vissuti insieme: analizzare ciò che va bene e ciò che deve essere corretto, ringraziare Dio per la grazia che ci ha elargito e la misericordia che ci ha usato e chiederGli perdono per la tiepidezza del nostro impegno.

            Ho preferito seguire un’altra via, che vorrei definire di “contemplazione”; percorso che ci deve portare a contemplare il ministero episcopale così come lo indica Dio nella Sacra Scrittura e così come lo propone la Chiesa. […]

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Omelia del vescovo Vincenzo nella Solennità di San Barsanofio Abate 2020

Oria, 30 agosto 2020

“Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza e hai prevalso” (Ger 20, 7).

Carissimi Amici,

         siamo stati convocati come assemblea santa perché oggi è il Dies Dominicus, il Giorno del Signore, Domenica, ed in questo giorno il Padre vuole nutrire i Suoi figli con il cibo della Parola e il cibo eucaristico. Ma poiché la mensa del Padre è sempre più abbondante di quanto noi possiamo immaginare, oggi Egli ci porge, come portata prelibata, la testimonianza del nostro grande Protettore, San Barsanofio Abate. E così scopriamo di avere una grande ricchezza di alimenti per lo spirito ma che, come è facilmente comprensibile, sostengono e nutrono anche la vita naturale. Sarebbe da insipienti non approfittare di queste mense che sono poste dinanzi a noi. Addirittura, è atto peccaminoso non sforzarsi di comprendere ciò che ci viene gratuitamente offerto, perché l’indifferenza o la superficialità con cui dovessimo approcciarci alla Parola di Dio, all’Eucarestia e alla testimonianza del Grande Anziano Barsanofio risulterebbero offesa a Chi ce le ha offerte, e cioè Dio. Sarebbe come essere invitati ad un pranzo nuziale e dimostrarsi dinanzi agli sposi che ci ospitano e al cibo che ci offrono indifferenti, superficiali e quasi ribelli e disgustati del dono che ci viene fatto. Che grave offesa! […]

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